Poesia pizzicata

Poesia pizzicata

Poesia può essere la propria vita senza mai aver scritto un solo verso.
Penso a un contadino solitario osservare l’alba del nuovo giorno e il dolce declinare del sole,
all’amore seminato oggi nella terra sua.
Penso a un musicista che con sole sette note scrive suoni che prima non c’erano da nessuna parte.
Penso ai vecchi e ai loro pensieri silenziosi, all’amore per le cose fatte, i loro sguardi esplorare ciò che rimarrà  dopo di loro.
Alle tradizioni che ci riportano indietro nel tempo nel rifugio magico dei nostri ricordi belli.

La rondinella

Mamma la rondinella mi cantavi, il tempo andato era ricchezza e lode
I canti con le amiche e i balli antichi, di campi lontani ore a coltivare
A Ginosa dicevi c’era il lavoro, tuo padre è stato lì per mesi e mesi
Di viaggi a piedi all’alba ed al tramonto, io piccolo ragazzo ascoltatore ignaro
Madre cosi parlavi di lavoro e campi, insignificante reddito, pacata vita contadina
Selvaggio luogo sole vento e gramigna, del cibo dalla terra cui facevi vanto

Una Milonga

La milonga riprodotta è un po’ gracchiante,
suono complice dà il ritmo, balera.
Appassionati e stretti danzatori di ogni età,
facce dopolavoro in transito attenti alla malinconia,
reduci di vecchio amore desueto che “con una girata d’occhio si rinnova”.
Labbra di melograno e camicie bianche profumo
del tempo andato dei giovani spavaldi,
rimangono pensieri e i desideri di sempre.

Un treno per Napoli

Ottanta o più anni è differenza
Una vita conclusa è un nuovo inizio.
In un secondo puoi distogliere lo sguardo
posare gli occhi sulla bellezza
di una giovane famiglia
due bimbi che insieme non riempiono una mano:
“Mia mamma si è fatta viva così”.

Mani

Operose mani che generano la vita
Avete voi costruito il mondo e le arti
Cartilagini trasparenti inizio di tutto
Aiutano il nascere di vita nuova
Congiunzioni di preghiera, lenimento
Cuciono ferite curano l’abbraccio
generazione d’amore, sentimento

Nome mai svelato.

Aveva la pelle bianca
e un tatuaggio addosso
con il nome di sua mamma.
Partita da chissà quale paese lontano.
Quaggiù con pochi anni addosso
e occhi smarriti a distribuire miele
che copre sapore d’aceto
di giovani e vecchi uomini tristi.

Addio 2021

Anno difficile che hai scatarrato tutto il peggio dell’umanità
Ci hai resi più deboli e vulnerabili
Messi uno contro l’altro
Anime belle e altre da dimenticare
I buoni e ubbidienti da una parte
i cattivi disubbidienti dall’altra
Siamo diventati peggio di sempre
Odiatori e odiati abbiamo perso tutti,
dignità e bontà d’animo in un balletto di giudizi,
senza davvero mai un dubbio,
tu sbagliato io giusto e
di poco amore in ogni dove.

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Ragazzo di 60 anni

Ragazzo di 60 anni
hai smesso di sognare e coperte altrui più non rimbocchi
non smetti di pensare a nulla è come prima
ti affacci alla vita sempre più presto la mattina
i sogni son deboli e debole afferrarli
se avessi immaginato quanta bellezza persa a
rincorrere lavoro e altre vite
stupito guardi nuove rughe,

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Mi perdo le cose

Ho perso un mazzo di fiori stanotte
l’avevo raccolto con pazienza in giro da qualche parte
poi tra la folla confusa e isterica,
strattonato e spintonato da chissà quale frenesia,
i fiori son caduti.

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Settembre

È una domenica di settembre
in cui decidi di raggiungere il mare e il sole;
aggiungere tra te e me momenti di bellezza e straordinario affetto.
A viaggiar stretti su una moto ci si sente
parte di un insieme d’amore,
dopo curve e strade bellissime
ti sembra di stare su una giostra per bambini.
Tornanti armonici e in cima a un colle poi,
un panino enorme con le acciughe,
proprio felici uguali come in un film.

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